Benvenuti nella Parrocchia di San Siro a Canobbio


II domenica di quaresima B

di Paolo Curtaz


Laboratorio liturgico

 

Lunedì 26 marzo ore 20.15

 

Nel primo incontro rifletteremo sul significato spirituale dell’Eucaristia.

Nella seconda parte ci dedicheremo alla preparazione dei canti liturgici.


Via Crucis

VENERDÌ ore 20.00

 

 

Stabat Mater dolorósa
iuxta crucem lacrimósa,
dum pendébat Fílius

 

Chiesa di San Siro  Canobbio


La Quaresima ci è donata ...


La lettera di Papa Francesco - Quaresima 2018

«Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti» (Mt 24,12)

 

Cari fratelli e sorelle,

ancora una volta ci viene incontro la Pasqua del Signore! Per prepararci ad essa la Provvidenza di Dio ci offre ogni anno la Quaresima, «segno sacramentale della nostra conversione», che annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita.

Anche quest’anno, con il presente messaggio, desidero aiutare tutta la Chiesa a vivere con gioia e verità in questo tempo di grazia; e lo faccio lasciandomi ispirare da un’espressione di Gesù nel Vangelo di Matteo: «Per il dilagare dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà» (24,12).

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21 aprile 2018 passeggiata - pellegrinaggio a Pavia e alla Certosa di Pavia


si è concluso il pellegrinaggio terreno di don leone lanza

La Comunità parrocchiale di Canobbio pregherà
per Don Leone domenica 11 febbraio

durante la Santa Messa alle 10.00


ricordando Don Leone ...


Ricordando Don Leone Lanza,

nostro Parroco dal 1973 al 1985

 

Ci è giunta inaspettata in questi giorni la notizia del decesso, avvenuto a 87 anni, di Don Leone Lanza che fu nostro parroco, il 17.o, e membro della nostra comunità parrocchiale dal 1973 al 1985.

Don Lanza era nato nel 1931 a Predore, una minuscola località bergamasca sul lago d’Iseo, posta su quel breve spazio di terra, costretto tra il lago che la lambisce, ed a ridosso dell’impervia cresta rocciosa che lascia solo poco spazio al passo. Si può dire che Don Lanza rifletteva l’ampiezza di quel meraviglioso spettacolo che si apre oltre il lago, per la generosità con la quale dispensava i doni propri della Sua missione.  Ma conservava anche quel carattere fermo, che gli derivava dalla severità dei monti della Sua infanzia e dalle fatiche dei Suoi che li praticavano, come ricordava, che è dentro in ogni buon bergamasco.

Venne destinato a Canobbio nel 1973 dal Vescovo Mons. Martinoli e vi rimase 12 anni per poi essere destinato nell’altra ancor più impegnativa missione di Coldrerio.

«Le labbra del sacerdote devono custodire la scienza divina e dalla sua bocca si viene a cercare l’insegnamento della legge perché egli è il messaggero del Signore...» (Malachia 2.7). Don Lanza ha interpretato bene questo messaggio da noi, seminando e facendo germogliare abbondanti semi, sparsi con molta umiltà, unita a sapienza, benevolenza e cordialità. Ma lo vogliamo ricordare anche per essere stato particolarmente premuroso nel conservare e trasmettere le nostre tradizioni religiose.

I parrocchiani di Canobbio, che hanno avuto la grazia di averlo avuto come Parroco, lo ricorderanno e gli saranno perennemente grati.

Graziano Gianinazzi

 

già presidente del CP    


RICORDANDO DON LEONE …

Parroco di Canobbio dal 1973 al 1985.

 

All’età di quasi 87 anni, si è spento nella casa di riposo Opera Charitas a Sonvico Don Leone Lanza.

Una casa di riposo che sebbene curato amorevolmente e ben accudito gli andava stretta, perché Don Leone aveva voglia di fare, di celebrare la Santa Messa, di incontrare la gente, di scrivere poesie.

 

Nel nostro ultimo incontro, pochi mesi orsono, dopo una sua malattia, esprimeva tutta la sua vitalità, che non si fermava ai bei ricordi di anni passati assieme, con momenti di vita in comune, ma si progettavano incontri per sottolineare i suoi sessant’anni di sacerdozio, la sua presenza all’inaugurazione della nuova casa parrocchiale, dove malauguratamente non poté essere con noi per indisposizione, ma anche una capatina al grotto, perché a Don Leone piaceva la convivialità.

 

Per noi ricordare Don Leone significa andare con il pensiero alla nostra gioventù, alla vita parrocchiale di allora e all’attività scautistica.

 

Per Don Leone l’attività pastorale significava stare con la gente, con il suo modo bonario, il suo cuore aperto alle necessità della comunità tutta, era una presenza rassicurante nel paese.

La sezione scout gli permetteva di incontrare i ragazzi e i giovani fuori dalla formalità, partecipava alla vita scautistica in modo discreto ma sempre presente, entusiasta e disponibile, pronto a dare quell’importante sostegno fatto di esempio e buoni consigli che completavano la nostra attività alle volte condizionata dall’esuberanza giovanile.

Quanti bei ricordi vissuti nei campeggi a contatto con la natura, nelle serate piene di entusiasmo sotto le stelle…

 

Nelle ricorrenze che scandivano l’anno liturgico e nei giorni festivi della comunità parrocchiale eravamo con lui, ci lasciava organizzare le feste, (nella parte più mondana), si fidava: era nato un rapporto di fiducia e di stima che si è mantenuto intatto negli anni.

 

Grazie Don Leone per gli anni passati con la nostra comunità, per il tuo buon cuore che negli anni passati assieme alla nostra gente hai donato a Canobbio.

 

 

Robi, Cech, Jechi


 

Don Leone Lanza,

Nato il 3 maggio 1931 a Predore (Bergamo), compiva gli studi ginnasiali, liceali, e teologici dapprima nel Seminario di Bergamo e successivamente in quello di Faenza, dove riceveva l’ordinazione presbiterale l’8 settembre 1956.
Nell’autunno 1962, dopo aver svolto per alcuni anni il suo ministero in Italia, entrava al servizio della Diocesi di Lugano, dapprima quale vicario e successivamente quale parroco di Bodio. Nell’estate 1964 assumeva la cura pastorale di Claro, mentre ne1 1966 veniva inviato a Bellinzona quale vicario. Tre anni dopo, nell’agosto 1969, gli venivano affidate le parrocchie di Gnosca, dove risiedeva, di Moleno e di Preonzo. Il 7 dicembre 1970 veniva incardinato nella Diocesi di Lugano e nell’autunno del 1973 si trasferiva nel Sottoceneri dapprima quale parroco di Canobbio, successivamente, dal 1985, di Coldrerio e infine, dal 1996, di Agno con il titolo di prevosto.


sul monte delle beatitudini


ripassiamo il catechismo :)


Novità sul nostro sito


intervista a Padre raniero cantalamessa


Parole di San Giovanni Paolo II alle Famiglie


L'OMELIA DI PADRE MAURO LEPORI

Solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria

Canobbio, 8 dicembre 2017

 

Letture: Genesi 3,9-15.20; Efesini 1,3-6.11-12; Luca 2,26-38

 

In [Cristo, il Padre] ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carit
à,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo” (Ef 1,4-5)

 

In queste poche righe, san Paolo esprime la vocazione straordinaria, incredibile, di ogni creatura umana. Ci dice perché esistiamo, qual è la causa profonda del nostro esistere e il fine per cui ci siamo. Prima della creazione del mondo, prima che ognuno di noi esista, il disegno di Dio su di noi è già questo. Dio, creando ogni uomo, non ha preso dellargilla per vedere cosa sarebbe saltato fuori man mano che la modellava. Ci ha formati con un disegno preciso, sapendo benissimo cosa voleva, il perché e il fine di questa creatura.

 

E qual è questo disegno? Con che intenzione il Signore delluniverso ci ha creati, e ci crea ad ogni istante? Se leggessimo le parole di san Paolo con attenzione, rimarremmo senza fiato: ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi”.

Cosa vuol dire questo? Essenzialmente una cosa: siamo creati per essere immagine e somiglianza di Dio, e questo “di fronte a Lui”, non come una fotografia che è immagine di qualcuno che non è più di fronte alla fotografia, ma direi come uno specchio vivente che solo stando di fronte alla presenza della persona, del volto, può rifletterlo, riprodurre la sua immagine viva. Noi siamo creati per essere noi stessi rispecchiando il volto del Padre, così come si manifesta nel Figlio suo Gesù Cristo.

 

Questa immagine, questo riflesso vivo in noi di Dio, è possibile solo ad una luce molto speciale, una luce che permette di riflettere solo Dio, di essere immagine solo di Dio. Questa luce è l’amore, la carità, perché “Dio è amore” (1Gv 1,16), e in Dio l’amore è nello stesso tempo l’immagine e la luce che permettono di riprodurre in noi il suo Volto. Senza questa luce, l’immagine di Dio non si può riflettere in noi. Dio è santo, Dio è immacolato, Dio è purissimo. Ma è solo la carità che ci permette di riflettere la santità e purezza di Dio in noi: possiamo essere santi e immacolati di fronte a lui solo nella carità”.

 

Cosa vuol dire “nella carità”? Significa che l’immagine di quello che Dio è, si può riprodurre in noi solo dentro una relazione di amore con Lui. È un po’ come il sorriso fra una mamma e il suo bambino: nel bambino il sorriso è un riflesso del volto della mamma che gli sorride, e questo riflesso si imprime in lui, diventa espressione del suo volto, perché fra la mamma e lui passa l’amore. Se un bambino guarda il sorriso di una donna su un cartellone pubblicitario, non riflette questo sorriso, perché esso non è portato, non è trasmesso da un amore, da una confidenza di amore.

 

A tutto questo dobbiamo pensare per capire chi siamo, per capire qual è il nostro volto, perché esistiamo, e qual è il nostro compito fondamentale nella vita, qualsiasi cosa facciamo, qualsiasi vocazione o professione abbiamo. E tutto questo è importante per capire il significato della Vergine Immacolata per il nostro cammino.

 

Maria è senza peccato. “Sine labe”, c’è scritto in marmo anche nella cappella della nostra Madonna Immacolata – che ora che giro il mondo, vi assicuro che è la statua più bella che esista. Essere senza peccato, senza macchia originale non vuol dire che la Madonna porta un vestito pulito, mentre tutti noi altri essere umani lo portiamo sporco. Essere senza peccato originale è una qualità straordinaria nel rapporto con Dio. Nel rapporto fra Maria e Dio non c’è assolutamente nessuna ombra, nessuna increspatura. Si potrebbe dire che in Maria il sorriso paterno di Dio si riproduce senza un attimo di diffidenza. Sul volto di Maria si riflette senza ombre il Volto buono e santo di Dio. Se Maria, al saluto dell’angelo, rimane turbata, non è perché diffidi del Signore o abbia paura di Lui. Rimane turbata perché l’angelo le parla delle sue qualità, della grazia che le è data, e non capisce come le si possa parlare bene di lei stessa, perché per lei solo Dio è santo e buono. È come se dicessimo ad un bambino di due anni: Che bel sorriso che hai! Lui ci guarderebbe stupito, non capirebbe cosa vogliamo dire, perché per lui il sorriso bello è solo quello della mamma, e neanche si rende conto che lo sta riflettendo, che il sorriso della mamma è diventato il suo.

Tutto nella Vergine Maria riflette Dio, è riflesso trasparente del volto di Dio, del cuore di Dio, dell’amore di Dio, della santità di Dio. E per questo, in Maria vediamo quello che Dio ha voluto e vuole realizzare in ogni creatura umana. Sì, veramente: “In [Cristo, il Padre] ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo”.

 

Dopo il peccato originale, il Signore Dio scese a passeggiare nel giardino dell’Eden. Non è sceso per godersi la frescura, o gli alberi e i fiori: cerca l’uomo: “Adamo, dove sei?”. Non lo cerca come la polizia cerca un bandito: lo cerca per stare con lui, per stare in sua compagnia, perché, appunto, lo ha creato per questo.

E qui appare la conseguenza essenziale di ogni peccato: al Dio che lo cerca perché desidera stare con lui, Adamo risponde che ha paura, che solo sentire la sua voce lo spaventa: “Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto” (Gen 3,10). È come se il colpevole fosse Dio, se il cattivo fosse Lui. Pensate che dolore sarebbe per una mamma se il suo bambino, al suo sorriso, rispondesse con una smorfia di paura, se si mettesse a piangere ogni volta che la vede, come davanti al volto di un estraneo. Il peccato ha prodotto questo nel cuore dell’uomo. Il sorriso del volto buono del Signore non si riflette più sul volto dell’uomo, e la conseguenza è che l’uomo così non sa più sorridere con amore ai suoi simili. Infatti, Caino ha cominciato, per invidia, a guardar di traverso suo fratello Abele, fino ad ucciderlo (cfr. Gen 4,3-8).

 

Come si può redimere questa diffidenza, questa tendenza del cuore umano a sentire estraneo il volto del Signore, a fuggirlo, allora che l’uomo non esiste che per questo, che per riflettere in sé il volto buono di Dio?

La risposta è nel Vangelo che abbiamo ascoltato, il Vangelo dell’Annunciazione: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo” (Lc 1,31-32).

 

Dio, per ridarci di “essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità” si pone di fronte a noi in un modo straordinario, che non avremmo mai immaginato: si fa uomo, diventa per noi un volto umano, un sorriso umano, una voce umana. E in Maria e attraverso di lei questo avvenimento ci viene incontro, entra nella nostra vita, viene a guardarci, a parlarci, ad amarci. Maria, come poi la Chiesa, è lo strumento e il segno del volto buono di Dio che viene a cercarci fino a prendere posto di fronte a noi, nella nostra vita di tutti i giorni. E lì, proprio lì, Gesù si mette a guardarci, si mette a sorriderci, si mette a parlarci come un amico. Perché Lui sa che se rispondiamo, se ci stiamo a questo rapporto di amore semplice con Lui, semplice come il rapporto fra una mamma e il suo bambino, Lui sa che se ci stiamo, diventiamo noi stessi, diventiamo noi stessi riflettendo il suo Volto, diventiamo “santi e immacolati di fronte al Padre nella carità”.

 

Quando guardiamo una bella immagine della Madonna, come il volto della nostra Immacolata, non dovremmo limitarci a dire: Che bella statua! Oppure: Che bella doveva essere la Madonna! Dovremmo invece dirci: Come si diventa belli, umanamente belli, quando si guarda Dio in volto, quando non si ha paura di incontrare lo sguardo, il sorriso, di ascoltare la parola di Gesù Cristo! Come si diventa belli quando non si ha paura di vedere Gesù nei nostri fratelli e sorelle, soprattutto chi ha più bisogno del nostro amore, magari nella nostra famiglia, sul luogo del nostro lavoro, o incontrando la gente anonima per strada! Come si diventa belli, quando da Maria impariamo che il segreto della santità e purezza della nostra vita è di aprire gli occhi ad una Presenza piena di amore che ci sta già guardando, che è già qui a guardarci, a chiamarci per nome, piena di desiderio di riflettersi in noi!

 

Certo, tutto questo, come per la Vergine, è una grazia, una pienezza di grazia. Ma è appunto per questo che tutto è possibile, perché è opera di Dio.

 

Allora anche noi possiamo aprirci a questa grazia con l’umiltà di dire: “Eccomi! Sono qui, sono qui perché questa grazia avvenga, accada anche per me! Non voglio più nascondermi come Adamo ed Eva. Ho fiducia che anche per me basta levare lo sguardo al Volto sorridente e buono che sta guardando con desiderio la mia vita, il mio cuore, la mia miseria, fin da prima della creazione del mondo, per farmi figlio di Dio come Lui nel dono dello Spirito Santo!

 

Fr. Mauro-Giuseppe Lepori

 

Abate Generale OCist


BENEDIZIONE DELLA NUOVA CASA PARROCCHIALE

SABATO 7 OTTOBRE ORE 11:00


Coroncina alla divina Misericordia

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