Brevi accenni sulla Parrocchia di Canobbio

La Parrocchia San Siro appartiene alla Pieve di Lugano. Nel 1472 Canobbio passa dalla Parrocchia di Lugano a quella di Comano, dalla quale si stacca per diventare Parrocchia indipendente nel 1617. Da allora si succedono alla guida della Parrocchia 18 Parroci.

La Parrocchia ha quale patrono San Siro, primo vescovo di Pavia del IV secolo. Il sigillo parrocchiale ne porta gli emblemi: la mitra, il bastone patronale e la croce. San Siro, vescovo itinerante, evangelizzò vasta area dell’Italia settentrionale e, secondo la tradizione, si spinse anche verso le nostre terre ed oltre, valicando le Alpi per recarsi in Baviera. Le molteplici chiese che portano il suo nome testimoniano che la sua fama è giunta molto presto anche da noi. In Ticino vi sono infatti parecchie chiese dedicate a San Siro oltre che a Canobbio: Novaggio, Bruzella, Mairengo, Viganello, ….

La chiesa di Canobbio, posta a levante del vecchio nucleo, viene citata agli inizi del 1100 quale possesso del monastero di Pavia. Subisce lungo i secoli più volte ampliamenti e rimaneggiamenti. Particolare importante l’ampliamento fatto tra gli anni 1845 e 1850 da parte dell’architetto Giacomo Fumagalli di Canobbio che ne fissò l’attuale dimensione. Fino allora notevolmente più piccola, la costruzione arrivava solo fino alla crociera della chiesa attuale; il lato nord era quello sul quale si apriva, al centro, la cappella dell’Immacolata; quello a sud si situava alla colonna destra dell’atrio. Venne allora innalzato il primo campanile in sostituzione di due pilastri posti sul tetto reggenti due campane. Negli anni a partire dal 1910 vi fu un nuovo importante intervento e l’ulteriore alzamento del campanile che venne portato all’altezza attuale e dotato di cinque campane. Del progetto originale dell’architetto Bordonzotti, che prevedeva anche una nuova facciata, venne realizzato il solo campanile che venne poi rimaneggiato con i restauri degli anni sessanta del Novecento.

Della cappella dell’Immacolata - l’elemento più prezioso della chiesa, iscritto tra i monumenti storici cantonali - ci sono testimonianze nel rapporto di visita del Vescovo di Como del 1626. Contiene affreschi per la gran parte attribuiti (l’interrogativo è d’obbligo) a Isidoro Bianchi da Campione (1630 - 1640), delicatissimi stucchi e una pregevole statua lignea dell’Immacolata del 1735 della bottega Albiati di Bellagio. Venne restaurata nel 1976.

Negli anni sessanta la chiesa subì importanti trasformazioni sia all’interno sia all’esterno (architetto Finzi) che le conferirono l’aspetto attuale. Venne impreziosita con moderne opere d’arte di rilievo: l’altare a mensa in marmo rosso (Cleis), la vasca battesimale in granito (Genucchi), il grande Crocifisso in bronzo (Cleis), le vetrate (fra Roberto Pasotti), recentemente completate con le finestre in alto, il tabernacolo (Forster). In occasione di queste trasformazioni venne casualmente scoperta, dopo secoli di occultamento, la nicchia sinistra della facciata e riportato alla luce un delizioso dipinto con Madonna e Bambino ed i Santi Rocco e Stefano, risalente al XVI secolo. Sul lato destro venne allora ricavata, per creare simmetria, un’altra nicchia nella quale nel 1995 fra Roberto vi dipinse in tempera il patrono San Siro.

Nel 1991 venne sottoposta ad un nuovo completo tinteggio interno che ha messo bene in evidenza le eleganti strutture architettoniche del Fumagalli. Contemporaneamente venne istallato un nuovo organo a canne a trasmissione meccanica di particolare pregio (Mascioni di Cuvio) che sostituì quello del 1912.

Seguirono lavori di ristrutturazione e tinteggio della facciata (decorata con mosaico di Fra Roberto) e del campanile (architetto Mina).

Nel 2008 il campanile venne dotato di un nuovo concerto di campane (fonderia de Poli di Vittorio Veneto) che sostituì quello del 1928 (Angelo Bianchi di Varese).

All’interno si possono ammirare alcune preziose tele tra cui una rappresentante l’Immacolata con quattro angeli del secolo XVI (iscritta tra i monumenti storici cantonali) ed una Sacra Conversazione che è stimata replica coeva d’originale di Andrea del Sarto (inizio 1500). Tra le suppellettili per il culto va menzionata una preziosa croce astile in rame dorato di bottega lombarda del XV secolo restaurata accuratamente nel 1992.